Tags

No tags :(

Share it

La comunione dei fanciulli

Perché i fanciulli possano ricevere l’eucaristia, si richiede che posseggano una sufficiente conoscenza e un’accurata preparazione, così da percepire, secondo la loro capacità, il mistero di Cristo ed essere in grado di assumere con fede e devozione il Corpo del Signore.

Ai fanciulli però che si trovino in pericolo di morte, l’eucaristia può essere amministrata se possono distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e ricevere con riverenza la comunione (c. 913).

S. Pio X, con il decreto Quam singulari dell’8 agosto 1910, stabilì che i fanciulli ricevessero, sin dall’età della discrezione, ossia circa il settimo anno di età, i sacramenti della penitenza e dell’eucaristia.

Rimandare a più tardi la prima comunione è quanto mai biasimevole, e ripetutamente condannato dalla Sede Apostolica (cfr. Addendum al Direttorio catechistico della Congregazione per il Clero, 11 aprile 1971; Dichiarazione delle Congregazioni dei Sacramenti e per il Clero, 24 maggio 1973 e 31 marzo 1977).

Se nel lontano 1910 i fanciulli, all’età di sette anni, erano giudicati idonei alla confessione sacramentale e alla prima comunione, non si può certamente oggi richiedere un’età superiore, attesa la più precoce capacità discrezionale dei fanciulli del nostro tempo.

È dovere anzitutto dei genitori e di coloro che ne fanno le veci, come pure del parroco, provvedere affinché i fanciulli che hanno raggiunto l’uso di ragione siano debitamente preparati e quanto prima, premessa la confessione sacramentale, alimentati di questo cibo divino (c. 914).

Con una certa frequenza accade che i genitori rimandino la data della prima comunione dei figli che hanno raggiunto l’età idonea per accedere alla Mensa eucaristica, per attendere che il fratellino o la sorellina pervengano anch’essi all’età della discrezione, e così possano fare insieme la prima comunione. È un inconveniente che i parroci debbono premurarsi di far evitare. I genitori adducono pretesti di carattere economico, in una visuale errata della “festa di prima comunione” e che perciò non giustificano l’inadempienza dei genitori, ledendo il diritto del bambino e privandolo della tempestiva celebrazione di un sacramento che, ben preparato, esercita un grande e benefico influsso nella vita cristiana dei bambini.

La preparazione e la celebrazione della messa di prima comunione sono eventi di grande importanza ecclesiale non solo nella vita e nell’educazione alla fede e alla carità dei fanciulli ma anche per le loro famiglie e per l’intera comunità.

Il compito dei genitori, di preparare i loro figli alla messa di prima comunione, non può essere delegato ad altri (parroco, catechisti, religiose, ecc.) se si vuole che il fanciullo abbia una guida veramente idonea.

Il fanciullo deve essere aiutato a sempre meglio conoscere e vivere, soprattutto nel contesto della famiglia, l’amore paterno di Dio che dona al mondo Gesù il Salvatore, l’amico e il fratello presente nell’eucaristia, che chiamando a fare comunione con lui vuole che facciamo comunione con tutti, a cominciare dalle persone più vicine: i genitori, i familiari, i compagni di scuola, di gioco, ecc. La preparazione, della durata di circa un anno, incomincia con un incontro del parroco con i genitori dei comunicandi, per indicare ad essi gli impegni del cammino verso la messa di prima comunione. Nei successivi e periodici incontri con i genitori, il parroco e i catechisti verificano le tappe della preparazione, tra le quali, molto importante è quella della prima confessione, che dovrebbe aver luogo circa tre mesi prima della comunione ed essere ripetuta nelle settimane seguenti.

Particolare attenzione si deve porre alle confessioni dei fanciulli che si preparano alla messa di prima comunione.

È opportuno cominciare con delle celebrazioni penitenziali che presentino, con viva immediatezza, sia la bontà misericordiosa di Dio Padre, l’amore di Gesù crocifisso, l’intimità dello Spirito Santo, sia l’indelicatezza delle mancanze e dei piccoli peccati quotidiani, che sono il rifiuto di un “si” generoso alla voce del Signore che ci ama più di ogni altro.

Ben preparata e molto curata, anche per il riflesso psicologico che può avere su tutta la vita religiosa del fanciullo, la prima confessione o riconciliazione sacramentale deve essere per il fanciullo una celebrazione di amore e di gioia.

Il parroco, coadiuvato da idonei catechisti, abbia incontri, prima settimanali e poi quotidiani, con i comunicandi, e almeno mensili con i loro genitori.

In prossimità, o alla vigilia della messa di prima comunione, i comunicandi siano riuniti per un ritiro spirituale che riesca veramente proficuo e gradito. Con opportuna tempestività, il parroco solleciterà i genitori dei comunicandi a superare l’interpretazione privatistica, purtroppo assai radicata, della prima comunione e li esorterà ad evitare quelle manifestazioni (abiti dei comunicandi, banchetti, regali, ecc.) che ostacolano il necessario raccoglimento e la fruttuosa celebrazione del sacramento.

La messa di prima comunione sia festa di fede e di fraterna comunione di tutta la comunità parrocchiale e perciò si eviti di celebrarla fuori della chiesa parrocchiale o in giorni di festività patronali, che non favoriscono il raccoglimento dei fanciulli e la centralità dell’evento della prima comunione.