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La comunione frequente

Dopo aver detto dell’obbligo grave di ricevere in determinate circostanze la comunione eucaristica, rivolgiamo l’attenzione alla comunione frequente.

L’uso e la raccomandazione della comunione eucaristica frequente non sono una novità nella Chiesa.

S. Tommaso d’Aquino scrive: “L’eucaristia è cibo spirituale e perciò, come ogni giorno ci nutriamo del cibo corporale, così è lodevole cibarsi ogni giorno di questo sacramento” (Summa theologiae, III, q. 80, art. 10, ad 4).

Il Concilio di Trento auspicava: “ Nelle singole messe, i fedeli presenti… si comunichino sacramentalmente dell’eucaristia per fruire più abbondantemente dei frutti del santissimo sacrificio” (DS 1747).

S. Pio X: “È desiderio di Gesù Cristo e della Chiesa che tutti i fedeli quotidianamente accedano al sacro convito” (DS 3375; cfr. c. 898).

È vivamente raccomandato che i fedeli ricevano la comunione nella stessa celebrazione eucaristica perché si inseriscano in modo più perfetto nella messa; mentre i sacerdoti sono esortati ad amministrare la comunione con ostie consacrate nella medesima celebrazione perché siano e appaiano frutto della consacrazione eucaristica (Euch. myst., 55).

I sacerdoti però non si rifiutino di dare la comunione ai fedeli che la chiedono per giusta causa fuori della messa (c. 918).

È bene anzi che a quanti sono impediti di partecipare alla celebrazione eucaristica della comunità, si porti con premura, e se è possibile anche ogni giorno specialmente nel periodo pasquale, il cibo e il conforto dell’eucaristia, perché possano così sentirsi uniti alla comunità stessa e sostenuti dall’amore dei fratelli (Rito della comunione fuori della messa, 14).

Le norme per la distribuzione della santa comunione fuori della messa sono state promulgate nel relativo Rito (4 gennaio 1978) e debbono essere fedelmente osservate sia nella celebrazione comunitaria (Rito, 26-44), sia nel rito breve il quale però comporta sempre: i riti iniziali (45-48), la lettura della parola di Dio (49), i riti di comunione (50-55), il rito di conclusione (56-57).

Per quanto riguarda il ministro della comunione, se sacerdote, deve indossare camice e stola, o cotta e stola sulla veste talare (20).

Chi ha ricevuto l’eucaristia, può riceverla una seconda volta nello stesso giorno, ma soltanto entro la celebrazione della messa alla quale partecipa, a meno che non si tratti del viatico (c. 917).

La normativa canonica consente ai fedeli di potersi comunicare due volte ogni giorno, a condizione che la comunione eucaristica sia fatta partecipando alla messa e così la partecipazione sia piena.

Sarebbe tuttavia estraneo al vero senso liturgico e all’autentica pietà eucaristica, andare a messa soltanto per ricevere la comunione eucaristica.

Si deve perciò far capire ai fedeli che a un desiderio superficiale di reiterare la comunione si deve contrapporre una giusta valutazione dell’efficacia del sacramento: quell’efficacia che alimenta, rafforza ed esprime la fede, la speranza, la carità e le altre virtù, ed è tanto più grande quanto maggiore è la devozione con cui ci si accosta alla sacra mensa.

Bisogna cioè passare dalla celebrazione liturgica alle opere di carità, di dedizione e di apostolato, per conservare nella condotta della vita ciò che si è ricevuto con la fede e il sacramento (Congregazione per i sacramenti, Immensae caritatis, 29 gennaio 1973).

Al gusto devozionale di fare due volte la comunione eucaristica ogni giorno, sono da preferire l’esatto adempimento dei doveri del proprio stato e le opere di  apostolato e di carità, quali la visita e l’assistenza alle persone inferme, anziane, sole e bisognose, ecc.: “La devozione, quando contrasta con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa” (S. Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota).

La comunione frequente giova assai al progresso spirituale; ma ai fedeli deve essere fatto presente l’intimo nesso tra i sacramenti dell’eucaristia e della penitenza: ed infatti: “Non è soltanto la penitenza che conduce all’eucaristia, ma è anche l’eucaristia che porta alla penitenza. Quando infatti ci rendiamo conto chi è Colui che riceviamo nella comunione eucaristica, nasce in noi quasi spontaneamente un senso di indegnità, insieme col dolore per i nostri peccati e con l’interiore bisogno di purificazione” (Giovanni Paolo II, Dominicae Coenae, 1980).

E pertanto “di fronte a un diffuso fenomeno del nostro tempo, secondo cui molti tra il nostro popolo che ricevono la comunione fanno scarso uso della confessione, dobbiamo sottolineare l’invito fondamentale di Gesù alla conversione” (Giovanni Paolo II, 5 ottobre 1979).