Tags

No tags :(

Share it

La comunione sotto le due specie  

La comunione eucaristica deve essere data sotto la sola specie del pane o, a norma delle leggi liturgiche, sotto le due specie; però in caso di necessità (quando, per esempio, il comunicando può soltanto deglutire i liquidi), anche sotto la sola specie del vino (c. 925).

Fermi restando i princìpi dogmatici fissati dal Concilio di Trento, con cui si insegna che anche sotto una sola specie si riceve tutto e integro il Cristo e il vero sacramento (DS 1725-1729), il Concilio Vaticano II ha stabilito che, in alcuni casi da determinarsi dalla Sede Apostolica, i fedeli possano ricevere la comunione sotto le due specie del pane e del vino (SC 55).

Questa volontà del Concilio è stata attuata gradualmente, a mano a mano che progrediva la preparazione catechetica dei fedeli, perché più sicuramente, dal cambiamento della disciplina eucaristica, se ne ricavassero frutti più ubertosi di pietà e di vantaggio spirituale (Congregazione per il Culto divino, 29 giugno 1970).

La comunione sotto le due specie esprime con maggiore pienezza la volontà divina di ratificare la nuova ed eterna alleanza nel Sangue del Signore e rende più evidente il segno del banchetto eucaristico e il suo rapporto con il convito escatologico nel Regno del Padre (Mt 26,29).

La comunione sotto le due specie può distribuirsi, a giudizio dell’Ordinario del luogo, nei casi determinati dalla Sede Apostolica e a condizione che preceda un’accurata catechesi, che sia salvaguardata la santità del sacramento, siano osservate le norme liturgiche e siano evitati pericoli di irriverenza e le occasioni in cui si abbia un numero rilevante di comunicandi.

Non è per assecondare un vacuo devozionismo, ma per promuovere l’autentica spiritualità eucaristica dei fedeli, che l’Ordinario può concedere la comunione sotto le due specie.

Tra i casi determinati dalla Sede Apostolica, ricordiamo i seguenti: neofiti adulti, nella messa che segue il loro battesimo; cresimati adulti, nella messa della loro confermazione; sposi, nella messa del loro matrimonio; coloro che sono istituiti in qualche ministero, nella messa della loro istituzione; coloro che prendono parte agli esercizi spirituali, nella messa che viene celebrata per loro.

La Conferenza episcopale italiana ha aggiunto il caso dei partecipanti alla messa comunitaria, in occasione di un incontro di preghiera e di un convegno pastorale.

In tutti i predetti casi, previsti dal diritto comune o particolare, occorre sempre la previa approvazione del Vescovo diocesano.

Tra i modi ammessi dalla Istruzione del Messale per la comunione sotto le due specie, ha certamente la preminenza quello della comunione fatta bevendo allo stesso calice. Tuttavia esso deve scegliersi soltanto quando tutto può svolgersi in conveniente ordine e senza alcun pericolo di irriverenza verso il Sangue del Signore. È il sacerdote, il diacono o l’accolito che devono presentare il calice ai comunicandi; è quindi da disapprovare il metodo di passarsi l’un l’altro il calice o di accostarsi direttamente al calice.

Qualora non siano disponibili i ministri di cui sopra, se i comunicandi sono pochi e la sacra comunione si fa bevendo al calice, lo stesso sacerdote distribuisce la comunione prima con il pane consacrato e poi con l’altra specie. Altrimenti si preferisca il rito della comunione per intinzione. In tal modo si rende più facile e sicuro l’accesso alla comunione sotto le due specie ai fedeli di ogni età e condizione, e insieme è rispettata la verità della pienezza del segno (Congregazione per il Culto divino, 29 giugno 1970).

Si deve però sempre rispettare la libertà dei fedeli di comunicarsi con la sola specie del pane consacrato.

In ogni celebrazione eucaristica, il sacerdote deve usare sempre e solo il pane azzimo (c. 926), e confezionato nella forma tradizionale (MR 282),